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CAPONORD – IL VIAGGIO DELLE MERAVIGLIE

CAPONORD, il viaggio. Amo la musica in tutte le sue espressioni, ed amo ascoltarla, di sottofondo, anche dentro il casco. La musica che mi ha accompagnata a Caponord è quella di Loreena McKennitt. Di Lei amo un album in particolare: “The Book Of Secrets”. Nella prefazione di questa sua raccolta, scrive: “Il viaggio, non la destinazione, diviene fonte di meraviglia. Alla fine, mi chiedo se uno dei passaggi più importanti del nostro viaggio sia quando decidiamo di gettare via la mappa…”.

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La mia fedele compagna di viaggio, la BMW R 1200 GS Adventure

CapoNord non era di certo una delle mie mete più ambite da fare in moto, ma la proposta di un amico, e del suo amico, ha stuzzicato il desiderio di questa meta fino a farla diventare UNO DEI VIAGGI PIU’ IMPORTANTI DELLA MIA VITA: “Il viaggio, non la destinazione, diviene fonte di meraviglia…”. Un viaggio dentro la vita, dentro me stessa. Leggendo lo capirete.

 

Come potete immaginare non avevo chissà quali luoghi da vedere ma la pianificazione del viaggio comportava mettere sul tavolo i desideri di ognuno e cercare di assecondarli; concretizzare un itinerario che potesse realizzarli tutti o in parte in modo economico senza programmi rigidi a lungo termine e nell’arco di una ventina di giorni. Ci si sarebbe accordati di sera in sera, in base alla stanchezza di ognuno e alle condizioni metrologiche, sulla meta e il luogo da raggiungere il giorno seguente.
Abbiamo pensato di realizzarlo nel periodo più indicato cioè a cavallo del solstizio d’estate (21 giugno) dove le giornate di luce sono più lunghe e il meteo avrebbe dovuto essere più favorevole. Uso il condizionale perché su 21 giorni di viaggio, 18 sono stati di pioggia!!!
Quando ho intrapreso questo viaggio era il 2015 e allora amavo programmare ogni più piccolo dettaglio delle mie vacanze o uscite, ma in questa occasione ho dovuto pianificare il minimo indispensabile perché così ero lo stile che aveva votato il gruppo. Non vi nascondo che questo mi ha messo un po’ in crisi perché mi lasciava addosso una certa incertezza dovuta al “non sicuro”. La cosa che ora mi fa sorridere è che da questa esperienza, questo stile è diventato “MIO”: ora programmo il minimo indispensabile per poi lasciare spazio all’istinto e dall’imprevedibile stravolgendo il pianificato.
Ho iniziato così a scovare mete che potevano stuzzicare la mia curiosità per poi condividerle con gli altri. Ho aggiornato la mia lista di cose da avere per i viaggi in moto e di capire quale fosse il modo migliore per risparmiare sapendo che i paesi del Nord non sono poi così economici, anzi sono moto cari.
Man mano che mi documentavo sul viaggio più mi intrigavo: diventavo sempre più consapevole che Madre Natura avrebbe avuto la scena principale dell’avventura. Sapere di andare incontro a paesaggi a perdita d’occhio ed incontrare in essi animali in cattività (renne, alci, volpi, pecore, gabbiani… ) non faceva altro che accrescere il desiderio di partire.
Una volta condiviso mete e viaggio sulla carta abbiamo pensato di risalire verso nord attraversndo i paesi dell’est fino ad arrivare in Finlandia e poi scendere dalla Norvegia, per due motivi precisi: la Norvegia sarebbe stata la parte più interessante e finale del viaggio e farla proprio quando le energie e l’imminente ritorno a casa erano presenti, avrebbe dato più stimolo e dall’altra parte la si sarebbe percorsa nella careggiata più vicina alla costa quindi con la possibilità di ammirarne di più la sua bellezza.
Prima di addentrarmi nel racconto dell’esperienza vorrei condividere con voi alcuni suggerimenti che possono sempre tornare utili come lo sono stati per me

La scelta di dormire in tenda (quanto più possibile riuscivo) e prepararmi i pasti (con la materia prima portata da casa) è stata dettata dall’obiettivo di puntare al risparmio. Quando non potevo sfruttare queste scelte economiche ho optato verso alloggi poco costosi (B&B, Hytte) con i motori di ricerca tradizionali e acquistando cibo nei supermercati. In alcune occasioni mi sono concessa anche di gustare i sapori locali.
Dopo questa esperienza di certo porterei alcune modifiche al bagaglio: eliminerei il fornellino poiché i campeggi sono davvero molto ben attrezzati; ridurrei l’abbigliamento intimo da moto poiché si riesce tranquillamente a lavarlo con il sapone di Marsiglia e asciugarlo senza troppe difficoltà (nei campeggi del nord il riscaldamento elettrico dà la possibilità di avere aria calda e quindi asciugare facilmente gli indumenti lavati).

Gli altri suggerimenti che mi sento di consigliarvi sono relativi all’assicurazione aggiuntiva per il viaggio e l’assunzione di vitamine.
Io mi sono affidata a “Viaggiare nel mondo” della Zurich. È una polizza temporanea (per infortuni, assistenza, rimborso spese mediche, furto o rapina bagaglio) pensata per offrire protezione e sicurezza quando viaggi, in particolare all’estero. Nel mio caso è tornata utile durante il mio PIT-STOP finlandese poiché, malgrado questo stato faccia parte dell’Unione Europea, mi ha permesso di coprire spese mediche sostenute, il soggiorno in hotel e qual ora le mie condizioni di salute non me lo permettevano anche il rientro per ragioni sanitarie in aereo con annesso accompagnatore medico o non.
La seconda: l’alimentazione durante questo viaggio, per me, sarebbe cambiata in modo abbastanza significativo: poco acqua, poca verdura e frutta e pasti al “volo” per i tanti km macinati dai continui spostamenti. Quindi mi sono premunita prima del viaggio di integrare le vitamine necessarie ma anche portandomene appresso sotto forma di pasticche.

CAPONORD IL VIAGGIO

Con l’essenziale programmazione condivisa e con la scarsa conoscenza tra noi, come viaggiatori, siamo partiti. Sottolineo quest’ultima cosa perché, fin dai primi giorni, il modo di vivere il viaggio si è rivelato, nei tempi e nei modi, così diverso tra me e loro che sento di aver fatto questo viaggio da sola. Ed è per questo che il mio racconto sarà al singolare come il mio rientro in solitaria a casa.

CAPONORD, la partenza
Il giorno della partenza aveva lo scopo di macinare un bel po’ di km in autostrada fino a raggiungere Bratislava (A4 – A2 + E59). Qui abbiamo visitato il centro storico e incontrato un amico dei due. Della cittadina mi hanno colpito piacevolmente le stravaganti sculture di bronzo a grandezza naturale sparse per il centro storico, in particolare Cumil, detto anche il Guardone, lo strano ometto che fa capolino da un tombino.

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Cumil, detto anche “il guardone”, Bratislava

Successivamente ho puntato verso nord passando Slovacchia e Repubblica Ceca (strada 502, 61, E75/11, 12, 1, 946, 52, 7 e 776) per arrivare in Polonia a Cracovia dove abbiamo soggiornato due notti visitando il suo centro: da rimanerne incantati nel vedere Rynek, l’immensa Piazza del Mercato dove al centro si trova il Mercato dei Tessuti (Sukiennice) e la Chiesa di Santa Maria con due torri di altezze differenti. La cosa curiosa è stata vedere le carrozze trainate dai cavalli che portavano i turisti lungo il centro storico, condotte da donne. La visita al campo di concentramento di Auschwitz e al campo di sterminio di Birkenau è stata davvero un’esperienza intensa: credo che far memoria della storia, in tutti i suoi aspetti, ci permetta di riflettere più sul presente e stimoli a migliorare il futuro.

Da Cracovia ho proseguito attraverso la Lituania per la E67 in direzione Tallin, costeggiando il Golfo di Riga, attraversando così la Lituania e la Lettonia, dormendo lungo il tragitto per poi arrivare a Tallin in Estonia.

CAPONORD
Uno scorcio del centro di Tallin

Il soggiornare nella capitale dell’Estonia, mi ha permesso di scoprire questa piccola ma molto carina città medievale affacciata sul Mar Baltico. Dal porto di Tallin ci siamo imbarcati verso Helsinki (80 km in linea d’aria) da dove, attraverso la E75, siamo arrivati fino a Rovaniemi e l’indomani mattina ho raggiunto Santa Claus dove ho fatto visita a Babbo Natale (ad 8 km da Rovaniemi) e dove all’esterno, simbolicamente, si contraddistingue, sul pavimento, il punto preciso in cui secondo le coordinate di latitudine è situato il circolo polare artico.

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L’autrice, Cristina Paladin, con Babbo Natale

Ho proseguito poi, sempre attraverso la E75, raggiungendo Ivalo e proprio qui il mio viaggio prende una svolta e un significato davvero molto importante.

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Le renne, ne incontrerete moltissime lungo le strade di Finlandia e Norvegia

CAPONORD, il viaggo interrotto
Questa cittadina doveva essere, come altre, solo un punto di passaggio senza particolari significati o cose da visitare, invece si è trasformata nel punto cruciale e più significativo del mio viaggio.
Il giorno dell’arrivo sono andata ad esplorare questo piccolo insediamento del comune finlandese di Inari, situato sulle rive del fiume Ivalo e il Lago Inari. L’ho fatto percorrendo anche strade non asfaltate della foresta rimanendone talmente tanto incantata, da sentirmi proiettata in un paesaggio fiabesco. Il Lago di Inari poi mi ha decisamente lasciata senza parole da tanta bellezza. Quella sera sono andata a dormire con queste immagini e con l’adrenalina di sapere che mancavano solo gli ultimi 400 km circa per arrivare a Capo Nord.

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Il lago Linari in Finlandia

Il risveglio è stato accompagnato dal silenzio della natura circostante e da una strana sensazione fisica. Più il tempo passava e più mi sentivo “strana” ma ero decisa a partire, pensando fosse qualcosa di passeggero. E invece quella strana sensazione aumentava sempre di più, tanto da farmi chiedere aiuto appena in tempo e crollare poi sul pavimento della reception del campeggio. Da quel momento ho iniziato a fare la spola tra la sedia e il bagno per rigetto e diarrea con una frequenza tale che sono rimasta priva di forze. E in un attimo mi sono trovata nell’ambulanza e poi al Pronto Soccorso dove mi hanno fatto un’iniezione per calmare parte del disagio per poi dimettermi. Malgrado questo primo intervento, sono finita di nuovo in ospedale perché i sintomi non diminuivano ma aumentavano e necessitavo di essere idratata e monitorata. E così un “virus finlandese potente” mi ha costretta al ricovero e ad uno stop forzato.
Il silenzio di quella notte di degenza, mi ha davvero messa a dura prova, fisicamente e psicologicamente: mi sentivo SOLA, tremendamente SOLA. Ero lontana 5.000 km da casa, fisicamente a pezzi e mettevo in dubbio fosse solo un virus, non sentivo il supporto morale dei miei compagni di viaggio… insomma credo davvero di aver “toccato il fondo”.

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La mia fedele compagna di viaggio a Ivalo

Quando ripenso a quanto accaduto sorrido e mi commuovo per tanti motivi: per le “chiacchierate” con il medico, l’infermiera, gli operatori con i quali, grazie ad un’applicazione, dialogavo non sempre in modo appropriato scatenando risate reciproche; la gentilezza e la professionalità con la quale mi hanno fatta sentire a “casa” dentro ad un ospedale… ripenso alla taxista che, dopo il mio secondo malore, mi ha portata in ospedale accompagnandomi lei stessa in reparto dalla dottoressa. Allo scaccia pensieri appeso sul terrazzo della camera che, con il vento, mi ha tenuto compagnia tutto il tempo… Alla mia fottuta paura che non mi ha mai lasciata un attimo e che poi si è rivelata la stessa energia con la quale ho proseguito il viaggio…

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Una tipica Hytte, questa è a Ivalo: si tratta di piccole costruzioni in legno tipo bungalow collocate nei campeggi. Sono una soluzione originale e tra le meno costose per soggiornare in Scandinavia

Ripenso al risveglio in ospedale: per i medici ero da dimettere (dopo tre flebo per idratarmi, le punture per fermare la nausea, le pasticche per ristabilire la flora batterica), mentre io mi sentivo uno straccio di qualche anno che doveva essere pronto per uscire ed affrontare il “non so bene cosa fare: proseguire o rientrare a casa?”.

La soluzione immediata era quella di darmi altro tempo per recuperare ed è per questo che dalla Hytte con il bagno esterno del campeggio, sono finita per alcuni giorni, in un hotel dove ho cercato con molta fatica di recuperate le energie sufficienti per proseguire verso il mio obiettivo. Ho cercato di alimentarmi in modo da ritrovare forza mangiando in modo adeguato anche se l’appetito mancava; ho cercato di fare delle brevi passeggiate per respirare aria e ritrovare nella natura ancora più forza, lungo il fiume Ivalo che costeggiava l’edificio anche se la debolezza era tantissima.

Ho pianto, temendo davvero di dover rinunciare a quella che era diventata una meta, inizialmente insignificante, ma che ora aveva acquisito un senso profondo, quasi una sfida con me stessa. E se da una parte lo scoraggiamento era tanto dall’altro sentivo sempre di più che questa esperienza mi aveva messa, in modo violento, davanti a me stessa. Mi aveva fatto sentire che potevo contare su me stessa e che dovevo aver fiducia perché avrei raggiunto il mio obiettivo: ero “rinata alla vita” e di questo ne ero davvero stordita e meravigliata.

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Uno scorcio di Finlandia

CAPONORD, il viaggio riprende
Dopo un paio di giorni, malgrado dovessi continuare ad assumere dei farmaci, sono ripartita per gli ultimi 400 km che mi separavano dal globo (percorrendo la strada E75+92+E69).

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Capo Nord, la meta è vicina

E proprio poco dopo averlo fatto, una volpe di color rosso è sbucata dal bosco e si è fermata lungo il ciglio della strada, guardandomi: è stata un’emozione che ancora oggi ricordo come un monito a “non mollare” e “addomesticare” le paure e i sogni. Ed è con la bellezza di questo incontro che, nel tardo pomeriggio, dopo aver depositato i bagagli nella hytte dek camping a Honningsvåg, ho percorso gli ultimo 26 km per raggiungere la rupe. Ero stremata ma nello stesso tempo non avrei potuto aspettare la mattina per arrivare lassù: il desiderio era sempre più impellente. La nebbia era fitta e a stento vedevo la strada da percorrere. Arrivata al pedaggio ho raggiunto il parcheggio e ho proseguito a piedi verso la direzione gentilmente indicatami da una coppia italiana per arrivare alla “palla””. Mentre percorrevo gli ultimi metri avevo il cuore che galoppava all’inverosimile e nello stesso tempo avevo la sensazione che in alcuni momenti si fermasse. La nebbia fitta mi dava la sensazione di camminare con la benda sugli occhi ma ecco… la rupe!!! Eravamo solo Lei ed io e nessun altro… Le lacrime sono iniziate a sgorgare in modo liberatorio con una carica di gioia e gratitudine intensi. Guardavo la palla e ci giravo intorno e continuavo a dire: SONO QUI, SONO QUI!!! 

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La rupe di Capo Nord

CAPONORD, la meta
Dopo un tempo che non posso ricordare, il cielo si è spalancato lasciando al sole l’onore di mostrare l’orizzonte davanti a me e riportandomi ancora una volta a SENTIRE che ERO LI’. È solo allora che, il cielo sgombro, ha richiamato altra gente intono alla “palla” permettendomi così di sentire che non era un sogno ma la nuda e cruda realtà. La stanchezza e il freddo della sera mi hanno portata a rientrare al campeggio e mi hanno impedito di ritornare per il sole di mezzanotte. Ma la mattina seguente ci sono ritornata per un ultimo saluto, prima di iniziare il rientro.
Le previsioni meteo continuavano a non essere promettenti e quindi il mio obiettivo era di percorrere il rientro a casa accorciando i tempi, seppur mantenendo le principali mete da vedere.

CAPONORD, il ritorno verso casa
Da Capo Nord ho puntato verso le Isole Lofoten (sono un arcipelago della Norvegia caratterizzato da montagne – il monte più alto è il Higravstinden, di 1.161 metri s.l.m. – che finiscono a strapiombo sul mare) percorrendo la strada E69, E8 ed E10. Purtroppo l’incanto delle isole non l’ho potuto ammirare poiché per tutto il tragitto la tanta pioggia e il forte vento mi hanno impedito anche di ’immortalare un solo angolo.

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Ho attraversato la Norvegia tra pioggia, vento e bufere di neve!

Arrivata ad Ä i Lofoten (villaggio di pescatori specializzati in pesca del merluzzo, stoccafisso) ho passato la notte in una in una hytte sgangherata sopra le rocce a ridosso con il mare in tempesta ed è stata un’esperienza che ricorderò per molto tempo, come non dimenticherò che proprio lì ho mangiato il miglior stoccafisso della mia vita.

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Il mio rifugio a Lofoten, in primo piano la hytte dove ho dormito

Da Ä i Lofoten (Porto di Moskenes) sono arrivata a Bodo con la nave per poi raggiungere il Circolo Polare Artico a Storforshei, passando per la strada 80, in mezzo ad una bufera di vento e neve.

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Foto ricordo al passaggio del circolo polare Artico

Dopo la sosta notte, ho proseguito lungo la strada E6, Fv873 ed E39 dormendo nei pressi di Trondheim.L’indomani sono partita alla volta della strada dei troll fermandomi, per la notte, in un campeggio a Ändalsnes, Al risveglio ho raggiunto la Fv63 (Trollstigen), o scala, dei TROLL: è una strada che si arrampica vorticosamente su una parete di roccia completamente verticale con pendenza del 12%. È costituita da ben 11 tornanti stretti e in molti tratti è ad una sola corsia. Mentre la si percorre, si è circondati da un paesaggio primordiale, fiabesco costellato di altissime cascate che si gettano a capofitto lungo la parete rocciosa e che affiancano la strada.

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La strada dei Troll

Da lì ho raggiunto il fiordo Geirangerfjord (I fiordi, tutelati dall’UNESCO, sono il simbolo tipico della bellezza della Norvegia. Sono bracci di mare che si insinuano nella costa anche per vari km, inondando un’antica valle glaciale o fluviale. Le loro pareti sono ripide e scoscese, ma coperte di foreste.) attraverso la strada E136 sotto un la pioggia battente che non mi ha concesso di ammirarlo ma solo di immaginarlo attraverso le immagini che avevo scovato su internet.

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In due giorni ho raggiunto Malmo percorrendo la E136, 15, 216, Rv3, E18, E20 da dove poi ho raggiunto e visitato COPENAGHEN attraversando il Ponte di Øresund: un esempio unico di ingegneria infrastrutturale. Collega la cittadina svedese di Malmö a Copenhagen capitale della Danimarca. È lungo 16 chilometri, è costituito da due piani: su quello superiore viaggiano le automobili e gli altri automezzi, su quello inferiore i treni. Da Peberholm in poi, il ponte prosegue come tunnel sotterraneo, formato da due corsie parallele, affiancate da una corsia d’emergenza, e lungo altri quattro chilometri. Riemerge in superficie all’altezza dell’aeroporto Kastrup di Copenhagen.

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CAPONORD, sulla via del ritorno la Danimarca
COPENAGHEN è una città ricca di contraddizioni: innovazione e tradizione, design ultra moderno e palazzi antichi, atmosfere tranquille e serate mondane, tutto nella stessa metropoli. Passeggiare lungo i vicoli meno turistici puoi imbatterti nella bellezza di vedere mamme e bambini continuare a passeggiare o andare in bicicletta in modo tranquillo sotto la pioggia incuranti di bagnarsi. Sicuramente merita una visita la Sirenetta e il Palazzo Reale di Amalienborg che è la residenza invernale della regina. Una delle cose squisite mangiate in questa città sono state le tradizionali “frikadeller”, squisite palline di carne danese,
Da Copenaghen, attraverso la strada E20 e 151, ho raggiunto il porto di Gedser e sono sbarcata a Rostock per poi proseguire in autostrada, fino ad arrivare ad un’ora da Monaco di Baviera, percorrendo così in un giorno 1000 km. Prima di rientrare a casa ho visitato il Museo della BMW. Esso permette di vedere esposta l’evoluzione tecnologica, i successi sportivi e le innovazioni nel design di quasi un secolo di storia del Brand BMW sia delle 2 che delle 4 ruote. Vicino al museo si trova anche l’imponente ed ultramoderno centro multifunzione BMW Welt dove sono esposti i nuovi modelli della collezione auto e moto, l’area catering e lo store ufficiale per il merchandising.
Dopo essermi immersa nel mondo dell’elica ho proseguito in autostrada direzione casa, passando Austria e Friuli Venezia Giulia.

Messa la moto in garage ho fatto un lungo sospiro mentre le parole di Loreena McKennitt mi risuonavano come un mantra che ora aveva assunto corpo, cuore e anima, la mia. “Il viaggio, non la destinazione, diviene fonte di meraviglia. Alla fine, mi chiedo se uno dei passaggi più importanti del nostro viaggio sia quando decidiamo di gettare via la mappa…”

CAPONORD
Nei pressi di Ivalo, in Finlandia, una delle zone più belle che ho visitato

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