Womenonbike
AFRICA TWIN

LA MIA MOTO. IN SELLA ALL’AFRICA TWIN

Guido la mia Africa Twin, MY 2017, con il cambio manuale da ormai tre anni e ogni attimo trascorso con lei è meraviglioso.

Quando vidi la prima volta l’Afrca Twin me ne innamorai, ma mi sembrò irraggiungibile: io peso 45 kg, lei 242 a pieno carico, inoltre sono alta 1,70 e toccavo appena a terra. La provai con la sella ribassata che consente due posizioni e per sicurezza scelsi la più bassa. Fu immediatamente amore.

In prova peraltro mi diedero un’Africa Twin con il Dct che si comportò benissimo, rimasi stupita dagli altissimi livelli della doppia frizione soprattutto in ripresa. In scalata ho ancora dei dubbi ma solo per poca familiarità con questa soluzione innovativa.

Il motore dell’Africa Twin è elastico, fluente, agile. È impegnativa negli spostamenti da ferma o a basse velocità, ma con un po’ di esperienza si prende la giusta confidenza. Ho deciso di installare il kit para motore e nelle due cadute da ferma mi ha salvato le carene (di certo non economiche) e le gambe.
Sempre per una questione di sicurezza ho cambiato anche i paramani originali anche se devo ammettere che nella prima caduta hanno fatto il loro dovere.

Il cerchio davanti da 21’ invita al fuoristrada, non estremo per via del peso della mia Africa Twin. L’ABS è notevole, mantiene la moto adesa all’asfalto senza sbavature permettendo al conducente durate una brusca frenata di non essere sbalzato in avanti.

Il traction control della mia Africa Twin ha tre livelli, io ho impostato il terzo (il massimo) e solo una volta, aprendo il gas in una partenza a manetta mi è capitato inaspettatamente, che si alzasse l’anteriore.

In sella posso guidare per 6-8 ore senza affaticarmi, a patto di indossare abbigliamento tecnico adeguato, che consiglio sempre. La sicurezza prima di tutto.

Con le Dunlop D610 di primo equipaggiamento ho guidato per il primo anno, spesso sotto la pioggia, senza problemi, dei buoni pneumatici insomma. Ma da quando li sostituiti con le Scorpion Rally Str ho trovato un feeling eccezionale, sia sull’asfalto che su lievi sterrati.

La strumentazione è comoda: io ho le mani grandi (indosso guanti di taglia L da uomo) e fatico solo un po’ a trovare il clacson. Il quadro strumenti, per quanto lo guardi solo per tenere d’occhio la velocità, è ben organizzato: una volta letto il manuale un paio di volte è facilmente utilizzabile.

 

La moto si comporta benissimo in ogni condizione, se si rispettano i limiti consuma davvero poco (22-23 km circa con un litro), con una guida più sportiva i consumi salgono (ovviamente…) anche di molto. In autostrada, a velocità più elevate, risulta stabile anche quando sono partita carica con il il bauletto da 52 litri pieno e sulla sella del passeggero un roll bag da 35 litri e un tenda da due posti.

È una moto che vorrei avere sempre nella mia scuderia, non è perfetta (vedi per esempio i raggi che si ossidano od il pulsante di accensione in molte difettoso) ma di certo in grado di regalare moltissime emozioni.

La moto è questo per me, la strada come casa, dei compagni randagi fidati come compagni e il colore degli occhi variabile a seconda dei paesaggi, la solitudine che si accorda con i giri del motore e il respiro che si armonizza con il vento.

© 2020, MBEditore, riproduzione riservata.

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