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Messico

Messico allo sbaraglio

Viaggio attraverso il Messico, Linda parte dallo Yucatán…

Vivo a Tulum, in Messico, da qualche mese: un punto di partenza ideale per un viaggio all’esplorazione della penisola dello Yucatán. Quindi, fra un’immersione e l’altra, fra un tuffo in un cenote e un’abbuffata di tacos, decido di prendere qualche giorno libero dal dive center in cui lavoro e approfittarne. Solo io e Frida – la mia Italika DT, piccola e vecchiotta e con la frizione che fa i capricci, ma agile e tenace come una capra di montagna.

Viaggiamo spedite. Le strade dello Yucatán sono ampie, ben tenute, e sempre dritte: infiniti nastri di asfalto che fendono la giungla. Non offrono però alcun riparo dal sole cocente dei Caraibi – meglio partire all’alba e cercare di evitare di viaggiare durante le ore più calde della giornata. Attraverso sonnolenti villaggi colorati, sotto le chiome rosso fiammante degli alberi di flamboyant in fiore. Faccio slalom fra i cani che giocano a rincorrermi, schivo i camion lanciati a palla di cannone sui rettilinei e, quando la strada è sgombra, apro il gas e sfreccio sotto il sole abbagliante.

Di tanto in tanto, un cartello giallo mi avverte: pericolo, attraversamento pantere…

Tulum

Il più bel giro da fare in giornata partendo da Tulum è senza dubbio attraverso la riserva naturale di Sian Ka’an, una lingua di terra che si stende a sud della città, fra l’oceano da un lato e la laguna dall’altro. L’ingresso è in fondo alla sciccosa e perennemente ingorgata zona hotelera, con i suoi resort di lusso, e imboccare la strada sterrata che si snoda nella giungla è un vero sollievo. È malconcia e sconnessa, ma mi sono fatta le ossa su strade ben peggiori in Laos, e Frida è un muletto inarrestabile.

Messico
Tulum

 

Fra nugoli di zanzare, iguane pasciute ed enormi granchi blu che attraversano di sbieco la strada, raggiungo a un lungo ponte dove ci si può fermare ad ammirare le acque verdeazzurro della laguna; c’è un enorme coccodrillo che risposa sul fondale, che misteriosamente sembra diventare più grande ogni volta che racconto la storia. Parallelo, corre un vecchio ponte di legno ormai in rovina, che si racconta sia stato costruito da Pablo Escobar per i suoi traffici di droga.

Il sonnolento villaggio di Punta Allen attende alla fine del tragitto, dove gustare empanadas ripiene di gamberi e una birra fresca sul molo che si affaccia sul mare, fra le barchette dei pescatori. Occhio a non restare impantanati nelle dune di sabbia!

Messico
Bacalar

 

Bacalar

Da Tulum imbocco la 307 verso sud; è la prima volta nella mia vita che affronto 200+ KM di, sostanzialmente, rettilineo ininterrotto e immerso nel verde. Avere un mezzo permette di evitare la cittadina e le sue spiagge ingombre di turisti e fermarsi in uno dei campeggi lungo la costa, raggiungibili tramite sconnessi sentieri sterrati che si addentrano nella giungla.

La riva erbosa è bagnata dalle acque cristalline della laguna dai sette colori. Mi rilasso dondolando su colorate amache a pelo d’acqua all’ombra delle palme, oppure sotto le capannette dal tetto di fronde in fondo ai moli di legno che si protendono sulla laguna, con una birra gelata e una vecchia copia di Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta.

Oltre allo spazio per piantare le tende, fra gli alberi ci sono piccoli bungalow senza corrente elettrica. Non bisogna dimenticare una power bank carica, una torcia, e cibo da preparare nella cucina comune – oppure, si può fare un salto in città per una bella cenetta a base di pesce.

La notte, ci sono miriadi di stelle e un silenzio assoluto, rotto solo dallo sciabordare dell’acqua. Ogni giorno, mi alzo prima dell’alba per ammirare il sole che sorge sulla laguna mentre le acque argentee si tingono di rosa e arancio, uno spettacolo da sogno tutto per me.

Valladolid

260 KM più a nord lungo la 307 e poi la 295, arrivo alla graziosa cittadina coloniale di Valladolid. Lo Yucatán è rinomato per le migliaia di cenote che nasconde – meravigliose pozze d’acqua di un verdeazzurro intenso scavate fra le rocce dalla natura. Il cenote Zaci è proprio in centro città, con annesso ristorante di cucina tipica (e, visto che siamo a luglio, una valanga di turisti – meglio andare nella bassa stagione!).

Valladolid è un’ottima base per raggiungere le rovine Maya di Chichén Itzá a circa 40 KM di distanza; grazie alla moto, posso partire presto ed arrivare all’orario di apertura, con un paio di ore di vantaggio sui pullman turistici, e godermi il sito archeologico ancora vuoto. Le rovine sono dominate dal Castillo, il maestoso tempio di Kukulcan – battendo le mani con forza dalla giusta posizione, si sente in risposta l’eco distorta che imita il grido del Quetzàl, l’uccello sacro associato con il dio Kukulcan, il serpente piumato.

Il Castillo, il maestoso tempio di Kukulcan

 

Lungo la strada del ritorno, lascio la strada principale alla ricerca di cenote nascosti dove rinfrescarmi. I cenote gemelli Xkeken e Samulá sono in caverne sotterranee dove si scende lungo ripide scalette scavate nella roccia – un’atmosfera magica dove si può nuotare nel silenzio echeggiante fra luci sommerse, enormi formazioni di stalattiti calcaree, e le spesse radici degli alberi soprastanti che scendono dalla volta come liane.

Il cenote Xkeken

 

Isla Mujeres

Per imbarcarmi sul traghetto cargo per Isla Mujeres, devo raggiungere il porto di Punta Sam, poco fuori Cancun. Imbocco la 180D verso est; 180 KM più tardi, però, seguendo le indicazioni del navigatore mi ritrovo irrimediabilmente bloccata nel traffico selvaggio della strada principale che taglia Cancun in due. Un’ora a sudare copiosamente sotto il solleone, in un mare di semafori rossi e auto che fanno gesti inconsulti per guadagnare qualche centimetro – assicuratevi di studiare un percorso alternativo lungo strade secondarie!

Il biglietto per la moto sul traghetto Ultramar costa pochi euro, e dopo un’oretta si sbarca su un’isola in miniatura circondata dal mare trasparente. Ci vuole meno di un’ora per girarla tutta in moto, a passo d’uomo fra dozzine di carretti da golf carichi di turisti e i rallentatori di velocità che tappezzano le strade. Di giorno, dondolo su un’amaca sulla spiaggia, all’ombra di una palma; la notte, mi aggiro fra le dune sperando di sorprendere le tartarughe di mare che vanno a deporre le uova.

Da Isla Mujeres partono barchette dirette in mare aperto, dove ci si può tuffare a fare snorkeling in compagnia dei giganteschi squali balena, placidi bestioni che pascolano nell’oceano in cerca di plancton. Sono i miei squali preferiti da quando ero piccola, e stare vicino a loro mi fa tornare ad essere una bimba meravigliata.

Dopo una settimana ad esplorare le meraviglie dello Yucatán, si torna a casa – chiudo il circuito rientrando a Tulum lungo la 307, 150 KM di rettilineo che corre parallelo all’oceano scintillante. Ma questo piccolo assaggio di Messico non mi basta.

C’è un altro viaggio più ambizioso che attende me e Frida: un coast-to-coast dall’Atlantico al Pacifico, attraverso le montagne del Chiapas e dello stato di Oaxaca.

Linda Ghio – Linda Vagabonda   Facebook: Linda Vagabonda    Instagram: LindaVagabonda

L’itinerario di Linda

– Tulum (Quintana Roo)

– Bacalar

– Valladolid (Yucatán)

– Chichén Itzá

– Isla Mujeres (Quintana Roo)

– Tulum

Sotto i riflettori: Frida

Italika è la principale casa di produzione di moto del Messico. Agili ed economiche, come le Honda Win in Vietnam, le sue moto di piccola cilindrata sono una presenza tipica e capillare nel Paese. A volte con intere famiglie a bordo, con frigoriferi installati sul portapacchi, o taniche di plastica legate al posto del serbatoio, le Italika arrivano ovunque, caparbie e inarrestabili.

Ho temporaneamente adottato Frida da un amico biker messicano: la ragazza ha carattere. Non ha più i parafanghi per far posto a pneumatici dual sport più alti e spessi; per avviare il kickstarter bisogna scalciare come un mulo; la batteria è fissata con un’improvvisata armatura di fil di ferro recuperato in un retrobottega a Oaxaca. Ma niente la può fermare.

Affronta senza problemi tortuose stradine di montagna, infiniti rettilinei roventi, il traffico selvaggio delle città, le buche più simili a crateri nei villaggi, gli sterrati più brutali, ghiaia, fango, dune di sabbia, perfino gradini. E, occasionalmente, non disdegna di fare da cuccia per un gatto di passaggio.

Informazioni Utili

Clima

Lo Yucatán è caldo tutto l’anno, quindi ogni stagione è buona per andare in moto! D’estate è preferibile evitare le ore più calde, quando le ampie strade diventano roventi e anche il vento è caldo. La stagione delle piogge va da giugno a ottobre; diversa dai monsoni asiatici, consiste per lo più in scrosci improvvisi ma di durata limitata a intervalli durante la giornata, che non fanno che aumentare l’umidità soffocante. È facile essere colti di sorpresa lungo le larghe strade senza riparo da una ‘bomba d’acqua’ inaspettata, in Messico; a portata di mano in cima allo zaino porto sempre un ampio poncho impermeabile. In pochi secondi posso accostare e coprire me e la moto, e aspettare che passi lo scroscio prima di ripartire.

Alloggio

La penisola dello Yucatan è molto turistica, quindi offre una vasta gamma di scelta in fatto di alloggio, dal lusso più sfrenato a alberghetti locali a ogni sorta di ostello e B&B. Gli ostelli sono piacevoli quando ho voglia di compagnia; ma sono una grande fan degli affittacamere locali, frequentati principalmente da messicani, dove stringere amicizia con gente del posto. Non si trovano sui soliti siti di prenotazione, ma sono indicati da puntini azzurri sulle mappe di Google (e di solito sono anche più economici!) e si può prenotare con una telefonata.

In città, il mio consiglio è di assicurarsi imperativamente che la struttura disponga un parcheggio sicuro. I messicani sono comunque maestri dell’arte di arrangiarsi – diverse volte hanno semplicemente spalancato il portone per farmi entrare nella reception direttamente con la moto, per poi parcheggiarla nell’ingresso o in corridoio!

Delizie

La cucina tipica yucateca è imperdibile. Sulla costa – per esempio, nei ristorantini di Bacalar affacciati sulla laguna – si può gustare il ceviche, un rinfrescante piatto misto di pesce crudo o gamberi con pomodoro e cipolla sminuzzati e succo di lime. Da non perdersi poi l’ottima cochinita pibil, carne di maiale marinata con pasta amarognola di achiote. cipolla rossa, habanero e limone, da gustare in un panino o nei tacos.

Ceviche

 

Di sera, un’ottima scelta è la sopa de lima – una zuppa ricca e gustosa a base di pollo, verdure miste e soprattutto lime, che le conferisce il suo sapore unico, accompagnata dalle immancabili tortillas. Ogni piatto è accompagnato da una generosa spolverata di coriandolo – se, come me, lo odiate cordialmente, ricordate di chiedere in anticipo di evitarlo!

Per trovare i piatti migliori, evitate i locali per turisti e cercate quelli pieni di gente del posto! Io preferisco andare a caccia di scalcagnate baracchette a gestione familiare, dove le nonne locali danno un tocco casalingo ad ogni pietanza.

© 2020, MBEditore, riproduzione riservata.

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